«Vivere su una crosta sottile e instabile»
Vivere con la Terra: riflessioni dopo lo tsunami del 2004
Nel numero 42 del periodico Zen Bow, pubblicato dal Rochester Zen Center, Sensei Amala Wrightson riflette sullo tsunami del 2004 e sul nostro rapporto con la Terra.
L’evento viene proposto come occasione per riconsiderare la visione separata tra natura e umanità, ancora oggi molto diffusa nella cultura dominante.
Il terremoto di Sumatra: una ferita ancora viva
Sono trascorsi quasi 16 anni dallo tsunami del 26 dicembre 2004, causato da un sisma di magnitudo 9.1 al largo di Sumatra.
Il disastro naturale provocò circa 275.000 vittime in 14 Paesi, rimanendo impresso nella memoria collettiva per la sua devastante potenza.
Non parole per le vittime, ma riflessioni per i sopravvissuti
Sensei Amala chiarisce che le sue parole non sono rivolte alle vittime, che necessitano solo di rispetto e aiuto concreto, ma a noi, spettatori disorientati.
Eventi simili suscitano domande profonde: “Perché?”, “Si poteva evitare?”, “Che tipo di Dio permette tutto questo?”
Il bisogno di trovare un senso al disastro
Dopo il disastro, un giornalista scrisse che digitando le parole “Dio” e “tsunami” su Google apparivano oltre 800.000 risultati.
Anche se comprendiamo le cause scientifiche, sentiamo il bisogno di attribuire colpe o ragioni a quanto accade. Cerchiamo un senso nel caos.
In realtà, molte vite si sarebbero potute salvare con allerta più tempestive e una risposta coordinata. Ma l’inerzia e gli interessi economici hanno prevalso.
Gli animali, la natura e l’ascolto perduto
Alcuni animali, come quelli dello Yala Wildlife Park in Sri Lanka, si sono salvati spostandosi in zone elevate prima dell’onda.
In Tailandia, degli elefanti hanno messo in salvo i turisti. Nelle Isole Andamane, tribù indigene hanno interpretato i segnali naturali e si sono messe al sicuro.
Queste storie mostrano quanto l’essere umano moderno abbia perso il contatto con la natura e i suoi ritmi profondi.
Natura nemica? Un’illusione pericolosa
Una fotografia simbolo dello tsunami ritrae un ragazzo travolto da un’onda, con la didascalia: “Uno contro la Natura”.
In seguito, il giovane disse che capì subito che l’unico modo per sopravvivere era lasciarsi portare dall’acqua, non resistere.
Questa immagine mostra quanto la nostra visione antagonista della natura contribuisca a renderci vulnerabili, anziché più forti.
L’impatto ambientale della distruzione umana
L’associazione Friends of the Earth ha denunciato che la distruzione di mangrovie e barriere coralline per costruzioni turistiche ha amplificato i danni.
Senza queste difese naturali, l’impatto dello tsunami fu molto più grave. Un esempio di come l’azione umana aggravi la sofferenza causata dalla natura.
Una Terra viva, instabile, ma fertile
Viviamo su una crosta sottile, sospesi sopra un oceano di roccia incandescente. La nostra Terra è viva, dinamica, in costante movimento.
Eppure, è proprio grazie a questa instabilità che esiste la vita stessa. La creazione è figlia del cambiamento, e il cambiamento nasce da rottura e distruzione.
Buddha e l’equilibrio impossibile
Il Buddha insegna che la vita nasce dal disequilibrio. Ogni forma di esistenza implica perdita, morte, impermanenza.
Spesso ci aggrappiamo a ciò che sembra solido per paura del dolore. Ma la resistenza alla perdita non ci protegge, ci imprigiona.
Accettare, non controllare
Come convivere con la potenza della Terra? Stephen Batchelor, nel suo libro Living with the Devil, scrive:
“La Terra ti meraviglierà con la sua bellezza, ma può distruggerti senza pietà. Indifferente alle nostre speranze e paure, la vita ci spinge verso la morte.”
Possiamo solo accettare le circostanze, imparando a vivere nel flusso, e non contro di esso.
Un invito alla consapevolezza ecologica
Le parole di Sensei Amala ci invitano a vedere la Terra non come una risorsa da sfruttare, ma come una casa viva da rispettare.
Dobbiamo imparare a sentirci parte di un inter-essere, come insegna Thich Nhat Hanh, riconoscendo che tutto è connesso, anche la sofferenza.
Accettare il dolore come parte della vita è il primo passo per riconnetterci con il mondo in modo più umano, umile e consapevole.
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Sensei Amala Wrightson, nata a Auckland nel 1958, è un’insegnante Zen. Lei e il marito Richard hanno cominciato a praticare nel 1982, dopo aver partecipato a un workshop tenuto da Roshi Philip Kapleau in Svezia. Nel 1986 diventano allievi di Roshi Bodhin Kjolhede, erede di Roshi Kapleau’s Dharma e abate del Rochester Zen Center. Amala Sensei diventa, nel 1989, residente a tempo pieno a Rochester, per la sua formazione. Dal 2003 investe il suo tempo nella creazione di un centro in cui sia possibile dedicarsi alla pratica Zen a Auckland. Continua, ancora oggi, a visitare annualmente il Rochester Zen Center ed è membra dell’American Zen Teachers’ Association (AZTA). Autrice, insieme a Kathryn Argetsinger, del libro Finding Your Seat: A Zen Handbook (2020), a cui è liberamente ispirato questo articolo.
Leggi l’articolo originale: https://www.rzc.org/wp-content/uploads/2020/09/zen-bow-summer2020-compressed2.pdf